è come posare i gomiti sul davanzale
e abbellire i pensieri coi fiori
tu con quella coda di luce
sull’estremo ciglio, in profil perdu
quasi a cadermi dritta in sogni già visti
come i raggi esplosi a frittata
dietro l’enorme pallone della Terra
io un piccolo astronauta che ride di paura
aggrappato a ciò che resta del cielo
e agli ultimi respiri della gravità
ancora pochi metri, pochi minuti
e poi sarà di nuovo notte di niente
atomi di ricordi, il prezzo dell’ossigeno
cuori sbattuti in fondo alle sale scure
ti prego lasciami piantare quell’amore
quasi fosse grano che cresce matura
si incendia e muore di un fuoco felice

Astronauti, marzo-aprile 2019

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