Voglio restare scavato in queste sere tiepide.
E cogliere. Sagome all’ombra,
lattine che rotolano, geografie di tetti,
parole. Voglio sentire, esserci.
Come chi sta sul terrazzino
e sorveglia seduto il mare che riposa.
Piantarmi sul fianco di una casa
in vie tortuose velate dal tramonto,
come un’insegna blu dei Sali e Tabacchi
grattata dal tempo, un rettangolo che guarda
i calcinacci cadere e innamorarsi del sole,
e i fumatori tra le slot machine tornare
dal locale di sotto, con la ruggine sulla bicicletta.
Passeggiare sugli eleganti profumi della piazzetta,
essere il colore degli antichi caffè
smussato dall’ora tarda,
pedinare da vicino la forma cristallina
delle vecchie lanterne, e sorprendersi
con il miele nel viso. Attendere
come la salsedine sulla panchina del lungomare.
Rimanere dentro il bacio delle giovani coppie,
a sorridere di com’è la notte.

Luglio, luglio 2017

 

*pubblicata in Poesia d’annata (2018)

è tutto diverso
un cogliere forme di là
non vedere vetri, aloni
dilatare spazi
con due respiri
e lavare l’aria

Divertissement, maggio 2019

someone has won
losing himself
his soul has died
looking for her

all people said
he looks insane
someone who lived
looking for her

he saw her face
all in his head
he prayed the night
to kiss her lips

when the moon shone
‘t was not for him
the stars were quiet
becoming blue

he chose his life
he wrote a poem
to touch the girl
who never came

he spent the nights
talking with her
he wrote a poem
to bring her soul

to life

A little blues, dicembre 2015 – giugno 2016

così ti vedo, centometrista
tra i numeri del traffico
e l’onda di abbaglianti
fino a sparirci dentro
ogni giornata un paio di tue vite, altro tempo
messo al superenalotto
un andare tra nuvole abissali
ladre di luce
un cielo vuoto di tenaglia

Centometristamaggio 2019

è come posare i gomiti sul davanzale
e abbellire i pensieri coi fiori
tu con quella coda di luce
sull’estremo ciglio, in profil perdu
quasi a cadermi dritta in sogni già visti
come i raggi esplosi a frittata
dietro l’enorme pallone della Terra
io un piccolo astronauta che ride di paura
aggrappato a ciò che resta del cielo
e agli ultimi respiri della gravità
ancora pochi metri, pochi minuti
e poi sarà di nuovo notte di niente
atomi di ricordi, il prezzo dell’ossigeno
cuori sbattuti in fondo alle sale scure
ti prego lasciami piantare quell’amore
quasi fosse grano che cresce matura
si incendia e muore di un fuoco felice

Astronauti, marzo-aprile 2019

ogni anno mi propongo
di incensare eventi, misurare
col metro da sarta la vita
sui soliti quattro maglioni
poi spengo i pomeriggi sul portacenere
con un domani dentro al freezer
assieme alla carne per stasera
e laggiù alla fermata
due ragazzi si baciano contenti
zaini Eastpak pieni di scritte
occhiali vintage musica da schifo
ma almeno la musica è un mostrare
il paradiso sulla terra
un’energia che sapevo
è quel puntolino là
nell’universo di qualcuno
mi ricorda qualcosa
il colore fiammante dell’autobus
dopo la campanella
non mi so dire altro che l’età
è il perimetro dei sogni
il sentirsi raschiare sul petto
la pelle ruvida della luna

come vedere il sole
dalle vetrate delle cattedrali
e non avere lo smalto
da ingannare la luce

Maglioni, febbraio 2019

non avevo mai provato a chinarmi
di fronte al nulla, alle camere bianche
alle sue ore lunghe

hai tra gli occhi schegge di sole
e rubi la purezza agli angeli
mi porti dove la neve ha un peso
guardandomi su rami di scoiattolo
le pupille da stella alpina
tra le rocce ghiacciate

una tua spallina che scende
ha spigoli di eternità, me lo dico
con una risma di pensieri
da fotocopiarci settimane
e tanto inchiostro
per sentirsi l’aria dentro
una cantilena che incide la sera
e arde al di là delle montagne

ogni secondo è una crepa al labbro
e un cielo sputato per terra

Ore lunghe, febbraio 2019

sei quella che arrossita
getta gli occhi altrove
e fa sorgere soli sul viso

togli le parole a chi
chiede in punta di piedi
sporgendosi dal respiro

poi torni a guardare
l’orizzonte di qua
senza morire

Orizzonte di qua, gennaio 2019

hai arpionato le mie gioie
con il tuo sorriso di amianto
come sono viole le tue parole
mi inviti per un tè verde
porcellana finissima, mi dici
col mignolo alzato, e poi
nel giardino sul retro hai occhi piccoli
e cani da ringhiare
a chi va a comprarsi il suo giornale

con una bocca mi baci
con l’altra schiumi sulla sabbia
ho un mare azzurro
che dovrei tenermi in tasca

Porcellana, gennaio 2019

Le mie prime mattine
quello che resta
degli spumanti, dei fuochi
e della musica.
Come erano confortanti
i buoni propositi.
Ogni volta aspetto
una nuova neve
cadermi sulle ciglia
al di qua della finestra
con le scarpe pulite
e l’anima in pigiama.

Gennaio, gennaio 2017*

 

*pubblicata in Poesia d’annata (2018)

ricordi
di musiche lontane
spartiti indecifrabili
pezzi di voce
versi a metà
poesie non finite
sul foglio bianco
le parole tornano inchiostro

neanche chiudere
il segno dello zero

Nichilismo #3, marzo 2013

La luce dei lampioni
cuce un altro ricamo
all’antica facciata, mentre
le ultime macchie viola
sopravvivono accatastate tra i monti.
La sera si tarda, aspetta
un sipario sempre aperto
lo spettacolo in un altro spettacolo.
Dai sampietrini, un po’
di lato un po’ da soli, si guarda
coloro che in prima fila
coi gomiti fioriti sulla balaustra
guardano oltre la terrazza,
abbracciati.

Monte Berico, giugno-agosto 2017

cercavo una parola immortale
da avvicinare alla tua bocca
poi finisco per trovarne altre
senza il calcare dei secoli

almeno nella metodica follia
di spaccare versi con l’accetta
ti arrivo sulla punta del naso

il tuo celeste da guancia a guancia
è un cielo posato a terra

qui tutto è veramente troppo grande

Spazi, gennaio 2019

arcobaleno tra le nubi
che colora le invidie
sopite da tempo
angelo in frac
e in boxer a pois
sceso tra gli ignavi
luce dall’inferno
per il paradiso
sangue
versato e negato
piantina calpestata
arancio con le spine
rosa tra le ortiche
ortica tra le rose
prestito rischioso
corrosivo
per l’utile invisibile
di tutti
ammessa con asterisco

spontaneità derisa
per troppa vita

Creatività, gennaio 2015

Un ultimo lento.
Senza musica.
Visi pesanti
sulla spalla dell’altro
il pensiero congelato.
Una maschera cade
ma gli occhi piegati
già sapevano.
Un prima e un dopo
un altrove.

Un ultimo lento
un pezzo di sole scuro
laggiù tra le montagne.
Nel silenzio
vicini e uniti
avremmo provato
a dimenticarci.

Un ultimo lento, giugno 2015